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Ed. MASSO DELLE FATE — Anno 2010
Nunzio Granato in quest’opera si volge a disciplinare la ricchezza del proprio animo con una forma limpida ed eloquente. Uno stile lineare, semplice ma incisivo e ben strutturato dove si avverte un’acquisita “sicurezza della parola”.La poetica che percorre “Diari e sentieri”, pur senza mai essere apertamente disvelata, è l’essere “straniero” e questo sentire è il vero convitato di pietra, l’ essenza profonda che anima la silloge. “Il termine straniero esprime - scrive Alain Gheerbrant - simbolicamente la situazione dell’uomo. Adamo ed Eva, infatti, cacciati dal Paradiso lasciano la loro patria e da allora hanno una condizione di stranieri, di emigrati. Ogni figlio di Adamo è perciò un ospite di passaggio, uno straniero in ogni paese si trovi, anche nel suo stesso paese. Ciascuno di noi, infatti, è entrato in quest’universo come in una città straniera di cui non faceva parte prima della nascita, è un ospite di passaggio, uno straniero appunto”. “Portati via lontano/dalle correnti ignote/si cullano di brezze/solamente blu/[.] non toccano mai terra/i pensieri d’oltremare, /solcano sentieri/solamente blu /”. Così nella poesia “Solamente blu” Granato immagina l’incessante viaggio alla ricerca di se stessi.
Se è vero che la poesia è il linguaggio della coscienza nella dolce, nostalgica lirica “Pegaso” appare tutta l’inquietudine antica e l’ancestrale esilio di un animo che con un inesauribile “flusso di coscienza” cerca radici dentro e fuori di sé “Quanti mari/ orfani di plancton/ ho solcato/. E quanti fiumi/orfani d’estuario/ ho navigato”.
E, in “Siamo”, una composizione con la forza ieratica di una preghiera, il poeta, qui simbolo dell’Uomo, lascia intravedere dopo tanto travaglio dopo tanto navigare un sospirato approdo nel porto di una nuova consapevolezza “ /Siamo/La corteccia degli alberi/Lo stormire tra le fronde/Le radici/Nell’umido profondo…/Siamo/Primavere e tenebre/Arcobaleni e lacrime/Siamo/Il vociare di bambini/La sapienza contadina/I semi che piantiamo/Le tracce che lasciamo”.
Ogni composizione in “Diari e sentieri” è un bozzetto costruito con il colore, ricco di mille sfumature, delle parole che illustra le tappe del tortuoso sentiero percorso dal poeta alla ricerca della sua patria originaria, della sua vera identità: il proprio Sé.
Ed ecco lungo il viaggio dove sembra che non s’incontri “Nessun tempio, nessun cosmo” fermare sulla pagina di un ideale diario, desideri, amori, castighi e resurrezioni, paure, speranze e interrogativi “Dove albergano gli Dei?/dove albergano i miei lumi?/”. Ricordi di dolorose mancanze, di svigoriti rimpianti, di “Pagine mai scritte”, accoglie fedele il foglio del diario, compagno e silenzioso testimone di tante “raccontazioni”, “…/ lande gelate e piatte i giorni mai vissuti/, le pagine mai scritte/”. C’è pero l’inconsapevole acquietarsi dell’anima, per molti sinonimo di psiche, nel momento stesso del “Cercando” “/cerco sapienza/ tra le nubi scolpite dal vento/ che sovrastano il cielo/ con giochi di giostre/”. E, tra il perdersi dei versi risuonano, nel lettore, le parole di Sigmund Freud: “ il vero godimento dell’opera poetica deriva dalla liberazione di tensioni nella nostra psiche”. Perché, tutti noi, come il poeta, attraversiamo la vita stringendo un unico e universale bagaglio fatto di “Diari e sentieri”, “…Sentieri seminati/ da silenzi ed impressioni, / e diari e fogli impressi dall’orma dei pensieri/”
coracraus@libero.it
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Ed. UNI-SERVICE — Anno 2006
2° CLASSIFICATO
V Edizione Premio Internazionale Di Poesia
Teramo 2008 Gino Recchiuti Sezione Libro Edito
Teramo, 15 Novembre 2008
SEGNALAZIONE DELLA GIURIA
Centro Artistico Culturale Arte Citta’ Amica
Premio Nazionale Di Arti Letterarie 2007 Sezione Volume Di Poesie
“Una costruzione poetica che sceglie di privilegiare immagini e vissuti che trovano la loro sostanza in quell’inesauribile patrimonio costituito dall’analisi introspettiva”
Torino, 06 Ottobre 2007
PREMIO DI PRESIDENZA
Accademia Internazionale “ Francesco Petrarca “
Premio Letterario “ I Fiori Di Baudelaire “ Sezione Libro Edito
Quarta di copertina
Nunzio Granato qui, alla sua seconda prova, "dialoga" con il cielo, fa parlare l'Universo, dà voce ai miti, ai simboli archetipi di desideri, paure, aspirazioni dell'uomo. Nei versi de "Il cielo dentro" prende forma lo slancio, l'impeto a raffigurarsi il cielo come simbolo della coscienza, come luogo dove realizzare "l'assoluto delle aspirazioni dell'uomo, la pienezza della ricerca, come il luogo possibile di una perfezione nel suo spirito, quasi il cielo fosse lo spirito del mondo". Il cielo visto, percepito quale manifestazione diretta della trascendenza, saturo di sacralità; ed il poeta gli si rivolge conscio che nel suo infinito vi albergano i simboli delle potenze superiori dell'uomo: siano esse benevoli o temibili. L'autore, proiettandosi negli immensi spazi siderali, simbolicamente ma fortemente racchiusi nel microcosmo del suo essere, comincia un arduo peregrinare nella profondità del suo sentire. E, con una vena di primordiale nostalgia avverte e canta il suo esser solo ed insieme un tutt'uno con l'Universo. La nuova silloge di Granato "canta" dell'amore, della morte, della vita, della natura con struggente malinconia, e, in essa, vi serpeggia, come l'invisibile filo d'argento che lega l'uomo alla sua anima, l'ansia del poeta, di volta in volta drammatica e caotica, sentimentale e commovente. Nei suoi versi vi echeggiano vaghi ricordi, sperdute assonie ed i simboli diventano un mezzo per scrutare l'assoluto e per muoversi nella dimensione del sogno. Nunzio Granato lascia che i suoi versi attraversino con leggerezza e a volte con sontuosità, ma sempre chiari, lineari, di profonda armonia, gli interrogativi della vita, i tormenti interiori dell'anima che - forse, come la più alta ed innata forma di democrazia accomuna l'umanità - ma più ancora, egli, si spinge a cercare il significato recondito dello scorrere del tempo in quella dimensione che chiamiamo eternità.
Ed. IL FILO — Anno 2005
Quarta di copertina
Con un linguaggio semplice e diretto, Nunzio Granato compone poesie accessibili a tutti, in grado di essere comprese universalmente perché universali sono i temi affrontati. Il susseguirsi ritmato e scorrevole dei versi in Tracce di te dona musicalità ai componimenti, che in tal modo sembrano avvicinarsi ad alcuni testi della canzone d'amore italiana contemporanea. La sfera amorosa è infatti quella prediletta dal poeta: la sua esigenza primaria è amare ogni giorno in modo nuovo, vivendo un rinnovamento continuo che possa alimentare il sentimento. La metamorfosi ha infatti ragione di esistere solo in funzione nel soddisfare l'amata, perché l'unico modo che il poeta ha per cercare e ritrovare se stesso è avere, e non assumere, una forma unica e sola che coincide con l'atto dello scrivere poetico.